martedì 6 luglio 2010

I profitti della crisi

Marco Cedolin
La crisi economica sta imperversando in maniera sempre più drammatica in tutto l'Occidente. Le imprese chiudono o delocalizzano, la disoccupazione sale a ritmo forsennato, i
diritti si vaporizzano, le prospettive occupazionali si riducono al lumicino. Sulla scia lasciata dalla manovra “lacrime e sangue” imposta al popolo greco, un po’ dappertutto s’impongono sacrifici ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani. Le mense della Caritas conoscono un sovraffollamento mai sperimentato prima, in strada scendono sempre nuovi senza tetto, con gli Stati Uniti che tirano la cordata . Aumentano in maniera esponenziale, anche se i media raramente ne danno notizia, i suicidi e le tragedie familiari aventi per protagonisti persone strozzate dai mutui e rimaste senza lavoro.
Un quadro a tinte fosche, condito dalle promesse dei mentori del progresso che preconizzano improbabili “riprese” che germoglieranno miracolosamente da quelle lacrime e dal quel sangue fagocitati in maniera sempre più famelica.
Eppure la crisi economica presenta anche un’altra faccia della medaglia, quella delle grandi multinazionali e delle grandi banche, a beneficio delle quali è stata costruita l’intera operazione....
Dai dati dello studio annuale di Mediobanca-R&S, che prende in esame 374 multinazionali (17 delle quali italiane) per quanto concerne il primo trimestre 2010, si apprende che il fatturato medio è cresciuto ben del 22% e l’utile netto (udite udite) perfino del 210%. A trainare questa entusiasmante crescita, l’escalation del settore energetico, ma anche gli ottimi profitti dei settori auto, pneumatici e cavi, chimica-farmacia e utilities.
Ciò che colpisce maggiormente, se letto attraverso la drammatica situazione propria a tutti coloro che stanno sperimentando sulla propria pelle le conseguenze della “crisi” è il dato concernente l’incremento dell’utile netto delle multinazionali, ottenuto in larga parte attraverso licenziamenti, delocalizzazioni ed annientamento del mondo del lavoro, superiore di dieci volte a quello del fatturato. Un dato che dimostra inequivocabilmente le ragioni di un cataclisma presentato come “accidentale”, ma in realtà studiato scientemente, per trasformare magicamente il dramma di molti nel bengodi di pochi.
Purtroppo all’interno di questi dati, la stampa politicamente corretta riuscirà a leggere solo una timida speranza di crescita, prodromica di una fantomatica ripresa economica. Ancora qualche sacrificio e finalmente ne saremo fuori. Fuori da cosa? Probabilmente solo da casa nostra, ad ingrossare le file della Caritas e l’utile netto delle multinazionali che distintamente ringraziano.

10 commenti:

simone ha detto...

Stanno facendo tutti questi giochetti, solo per diventare:

1) una multinazionale a monopolio unico?

2) il vincitore di una gara a chi guadagna di più e prima?

Le banche hanno provocato la crisi, ed ora dimostrano anche di essere prepotenti e potenti molto più di prima, tanto da dare un prezzo disonesto alla vita di una persona.

pbc.gianluca ha detto...

Shock Economy: la gallina dalle uova d'oro.

marioD ha detto...

una soluzione ci sarebbe....
boicottare le multinazionali, favorendo così la produzione locale, l'artigiano ecc.
ma quanti sono disposti a praticarla?
chi ne reperisce realmente il significato?
quanti hanno capito che questo sistema è distruttivo e fallimentere?
mario
pomezia (rm)

marco cedolin ha detto...

Se all'interno della mia famiglia mi venisse chiesto di vendere l'auto e fare altri sacrifici, perchè mancano i denari e non si riesce più a sbarcare il lunario, mentre mi accorgo che mio fratello ha appena acquistato una Ferrari e pasteggia a caviale e champagne, inizierei a pensare che qualcosa non torna....

La "soluzione" passa sicuramente attraverso le riflessioni fatte da Mario, ma anche io mi domando, quanti hanno assunto questa consapevolezza e sono disposti a praticarla?

Igor ha detto...

Secondo me bisognerebbe affrontare la questione combattendo innanzitutto il concetto di delocalizzazione, prima ancora che i singoli soggetti aziendali. Quella produttiva crea disastri sociali sia nei paesi di origine che in quelli di arrivo, crea una filiera lunghissima con ricadute ambientali enormi... è assolutamente indifendibile. La delocalizzazione fiscale tramite paradisi fiscali non è altro che un imbroglio di ragioneria creativa con cui gli stati vengono defraudati di miliardi.
Le campagne per le multinazionali 'etiche' (che rispettino alcuni diritti del lavoro e dell'ambiente) non le capisco granché, è come chiedere a un leone di diventare vegetariano; tra l'altro degli standard OCSE sul lavoro esistono già dagli anni Settanta e sono anche molto ragionevoli, ovviamente non sono vincolanti. Coca o Shell sono aziende sicuramente criminali, ma io mi concentrerei soprattutto sul denunciare il carattere marcio di tutto il sistema.

Igor ha detto...

Secondo me bisognerebbe affrontare la questione combattendo innanzitutto il concetto di delocalizzazione, prima ancora che i singoli soggetti aziendali. Quella produttiva crea disastri sociali sia nei paesi di origine che in quelli di arrivo, crea una filiera lunghissima con ricadute ambientali enormi... è assolutamente indifendibile. La delocalizzazione fiscale tramite paradisi fiscali non è altro che un imbroglio di ragioneria creativa con cui gli stati vengono defraudati di miliardi.
Le campagne per le multinazionali 'etiche' (che rispettino alcuni diritti del lavoro e dell'ambiente) non le capisco granché, è come chiedere a un leone di diventare vegetariano; tra l'altro degli standard OCSE sul lavoro esistono già dagli anni Settanta e sono anche molto ragionevoli, ovviamente non sono vincolanti. Coca o Shell sono aziende sicuramente criminali, ma io mi concentrerei soprattutto sul denunciare il carattere marcio di tutto il sistema.

simone ha detto...

Boicottare le multinazionali, l'ho già sentita in altre forme e fonti d'informazione, tipo quella del carburante, per abbassarne il prezzo.
Però, stiamo parlando di europa, dove l'informazione viaggia più o meno sullo stessa onda, ma se questa proposta la facciamo in cina, sud-America, India, ed altri continenti dove l'etica del consumo è in fase progressiva, e di conseguenza pure l'inquinamento di vario tipo, come si fà a spiegargli questa cosa?
Ma poi, alla luce dei vari tipi di monopoli, mi riferisco al carburante, alle armi, alla "moda", dove quest'ultima dimostra il disprezzo più totale nei paesi poveri, a discapito dei paesi ricchi, nel senso, sfruttano i paesi poveri per il alvoro, noi per il portafogli, mentre i ricchi piangono dalla felicità.
Senza contare, che quello che ci taglia le gambe a tutti, è il fatto della cultura del lavoro, siamo troppo abituati a pensare ad un solo lavoro "buono", e non accettiamo per esempio una conversione, perchè ciò comporta una nuova cultura.
Mi rifaccio all'esempio della danimarca, dove qualsiasi lavoro è veramente considerato dignitoso, e una parte di stipendio viene decurtata a favore del collocamento-studio, credo che in una trasmissione rai l'abbiano fatto vedere questo esempio, se non sbaglio su "report".
Il divario ricco/povero è quello che veramente si stà mettendo in evidenza sempre di più, l'avidità dell'uno sempre più aggressiva, toglie pane al povero, sempre più solo e isolato, almeno, rispetto ai poveri di una volta, se così si può dire, hanno creato una sorta di vera divisione sociale tra poveri, una vera guerra fredda tra poveri.

Anonimo ha detto...

Ciao mi dai il link dello studio annuale di Mediobanca-R&S ? Questi dati mi sembrano mooolto strani ;)

marco cedolin ha detto...

Gentile anonimo,
i dati relativi allo studio di Mediobanca-R&S da me citati sono contenuti all'interno di questo articolo del Manifesto:
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ricerca-nel-manifesto/vedi/nocache/1/numero/20100706/pagina/04/pezzo/281930/?tx_manigiornale_pi1[showStringa]=mediobanca&cHash=1c9da4fb4e

Non so se sul sito di Mediobanca-R&S lo studio sia disponibile integralmente a pubblica consultazione.

*Dioniso*777* ha detto...

Bisognerebbe che ognuno facesse ciò che ho fatto io: BASTA!
Ho lasciato tutto, preso coraggio e per tre anni ho viaggiato comportandomi come un asceta, poi il destino, o Dio, ha trovato un luogo dove fermarmi...ma sempre una vita da asceta faccio. E sapete una cosa?
Da quando ho lasciato tutto sono stati e sono gli anni più sereni della mia vita.
E se tutti domani basta, che succede?
Questi diventano ricchi da schifo, ci avvelenano e rendono sia il lavoro che la vita privi di valore:Lo sbaglio è solo nostro, non abbiamo capito che prima di tutto siamo spirito, oltre a questo vi è solo illusione.